04 settembre, 2005

Ma nella pratica, in cosa consiste la realtà virtuale?

La realtà virtuale all'interno del computer crea uno spazio e alcuni oggetti che possono muoversi nelle tre direzioni in quello spazio. Con la realtà virtuale immersiva indossiamo un casco con cui ci immergiamo nell'ambiente virtuale, e un guanto dotato di sensori con cui possiamo prendere e spostare gli oggetti dell'ambiente virtuale.
Con la realtà virtuale non immersiva vediamo tutto sul monitor, ma con un mouse speciale possiamo ugualmente spostarci nell'ambiente virtuale e manipolare i suoi oggetti.
La realtà virtuale serve per simulare situazioni difficili, pericolose, costose, di dimensioni molto grandi o molto piccole rispetto alle nostre.
Simulatori di volo, di incendi, di lavorazioni in ambienti contaminati, del mondo della cellula o di quello delle galassie, ci permettono di porre e risolvere problemi, di acquisire abilità, di osservare comportamenti che altrimenti non potremmo fare.
Ma la realtà virtuale serve per rappresentare come oggetti che si muovono nello spazio anche entità astratte, pensieri, elementi logici, forme grammaticali e sintattiche, valori economico-finanziari. In tal modo tutta una sfera di problemi che era possibile trattare solo con le parole e col pensiero può coinvolgere anche le nostre facoltà psico-motorie, i nostri occhi, le nostre mani. E se è difficile pensare a che cosa farà un titolo azionario in certe condizioni, è molto più intuitivo prenderlo, metterlo in un altro posto, e vedere che si incontra con altri titoli e può interagire con essi.
Oppure si possono creare corrispondenze convenzionali fra lo spazio e la musica o la pittura, per poter manipolare i suoni nello spazio invece che nel tempo, o per "entrare" dentro un affresco e vagare nella sua ipotetica proiezione tridimensionale.
Tutte queste possibilità ci permettono di esplorare territori sconosciuti e di definire nuovi problemi, come fanno i microbiologi che smontano e rimontano le strutture molecolari ottenendo molecole nuove.